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Le nostre attività mirano a promuovere i valori, i principi e le disposizioni della CRC in un momento in cui il nostro pianeta è severamente colpito da violenza, conflitti e guerra. Crediamo che non si possa evitare di considerare questo contesto se il nostro tentativo è quello di trasferire attraverso la nostra azione che ci cosa propone la CRC.

Se provassimo a immaginare un mondo in cui i principi e le disposizioni della CRC sono rispettati e applicati, sicuramente visualizzeremmo uno scenario molto diverso da quello che possiamo vedere all'interno dei notiziari quotidiani. Un mondo in cui tutti hanno l’opportunità di sviluppare la propria vita, in cui le diversità sono apprezzate e percepite come risorse, dove gli interessi centrali sono strettamente connessi con le persone, in cui la creatività e il progresso non sono determinati solamente da interessi economici, in cui il conflitto e le dispute vengono risolte attraverso il dialogo, la mediazione e l'intelligenza umana, dove l’ecosistema è considerato come un capitale da preservare e nutrire da parte di tutti ecc.

Se vogliamo promuovere una cultura e un approccio basati sui diritti umani, questa visione è molto importante per noi come anche per le persone che parteciperanno alle nostre attività. Senza questa utopia il rischio è quello di perdere la visione e il valore centrale che hanno generato la dichiarazione del 1948 e, di conseguenza, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. Il mondo e la visione proposti dalla CRC sono non-violenti, contro la guerra, per un mondo che si prende cura di tutti i suoi abitanti. Nonostante sia distante dalla realtà, questa aspirazione deve essere l’atmosfera che vogliamo creare attorno alla Convezione.

Se non siamo in grado di connetterci in qualche modo con questa visione, anche per quanto riguarda i problemi che ne derivano, crediamo sia molto difficile trasferire il significato e la direzione di quello che stiamo proponendo attraverso le nostre limitate attività. Secondo la nostra prospettiva, assumere la CRC come riferimento implica tentare di posizionarsi da un punto di vista culturale, politico e esistenziale.

Ovviamente non stiamo parlando della CRC come un’ideologia o una terra delle meraviglie, ma come una mappa che può aiutarci a esplorare e scoprire nuovi territori attraverso la nostra cittadinanza critica, attiva e ben posizionata. Il nostro suggerimento è certamente quello di provare sperimentare questo sogno collettivo. Senza quel sogno la Dichiarazione del 1948 e la CRC non sarebbero esistite affattiìo poiché è questo stesso sogno che rappresenta il contesto culturale dei valori e principi dei diritti umani.

Ovviamente si tratta di decidere quanto dedicare a questa visione. 

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