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Tutti riconosciamo che la partecipazione del minorenne rappresenti definitivamente una chiave per far sì che la piattaforma della CRC prenda vita. Allo stesso tempo la nozione di partecipazione è sempre più spesso confinata al regno della teoria e della retorica e raramente assume una posizione adeguata nella nostra concezione di policy, strategie e attività.

Per esempio è evidente quanto la reale partecipazione dei minorenni sia ancora povera anche nelle organizzazioni che si focalizzano sui minorenni. Ora, al di là della necessità di diffondere la partecipazione dei minorenni nella società e più precisamente nella definizione di strategie e attività che li coinvolgono direttamente, è anche importante chiederci cosa chiediamo ai ragazzi per esserne parte e quale tipo di partecipazione il mondo adulto offre loro come esempio.

In realtà, viviamo in un mondo in cui, nonostante le tecnologie comunicative, la partecipazione è sempre meno accessibile ad una vasta maggioranza della popolazione umana. Il sistema democratico mostra diverse lacune e fallimenti mentre la costruzione di barriere fisiche e metaforiche sta determinando evidenti meccanismi di esclusione e segregazione. La situazione politica attuale sul tema della migrazione dimostra seriamente come il mondo adulto non sia orientato al rafforzamento dei modelli partecipativi. Queste considerazioni per suggerire che se e quando parliamo di partecipazione del minorenne, dobbiamo considerare questo contesto per essere minimamente credibili.

La proposta di avere minorenni “parte di” dovrebbe anche rispondere alla domanda: essere parte di che cosa? L’idea potrebbe quella di, anziché sollecitare la partecipazione del minorenne di per sé, provare a costruire attivamente coi ragazzi spazi in cui la loro partecipazione si connetta alla nostra. In questa prospettiva, l’unica proposta che potrebbe essere credibile per i minorenni è quella di creare una coalizione dove insieme realizziamo cittadinanza attiva.

Questo approccio deriva dalla constatazione per cui il sistema non è più nella posizione culturale di proporre partecipazione se non in uno spazio e azione che miri a riformare la situazione attuale. In altre parole, possiamo incontrare minorenni solo se siamo disponibili a partecipare senza considerare la partecipazione come qualcosa di dato dal sistema.

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