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Il privilegio di essere mentore

"Schermata 2020 06 09 alle 16.45.51Mi chiamo Alberta e sono mentore di un ragazzo albanese. Considero, mai come in questo periodo, un privilegio l’essere mentore dello stesso ragazzo di cui sono stata tutore. E il motivo è presto detto: sono diventata ufficialmente mentore pochissimi giorni prima del lockdown e, se non avessi conosciuto bene il ragazzo, sarebbe stato ancora più difficile essergli virtualmente accanto. Ho scritto “ancora più difficile” perché più volte mi sono sentita inerme, impotente. Tutto fermo, tutto bloccato, i contatti che mi sarebbero potuti servire erano numeri telefonici “fissi” (del Comune) e lì non c’era più nessuno: che fare? Lui era lì, sul punto di essere assunto, ciò che gli avrebbe consentito di rinnovare il permesso di soggiorno per motivi lavorativi e la possibilità di avere una locazione abitativa degna e con contratto; e invece niente, dall’oggi al domani chiuso in una stanza ad un prezzo economico alto. Ebbene, ripensandoci ora, l’unica cosa veramente importante era (ed è) la relazione umana, avendo anche la grande fortuna che il ragazzo parla, legge, capisce e scrive bene l’italiano.

Alcuni semplici messaggi sono stati un aiuto e un conforto reciproco. Ad un certo punto della quarantena c’è stata l’opportunità di accedere ai buoni spesa: con Defence ci siamo attivati per capire se e come si poteva fare per potergli fare avere almeno questa piccola opportunità economica. Abbiamo deciso di provare a fare la domanda e ci siamo riusciti: bellissimo! Per pura coincidenza la risposta positiva è arrivata l’8 Aprile, esattamente un anno dopo il nostro primo incontro: così abbiamo brindato con gli emoticons, gli ho preparato l’autocertificazione e fatto vedere su google maps dove sarebbe dovuto andare l’indomani per prendere il buono. Era felice e mi ha scritto questo wapp: “Va beh festeggiamo l’8 aprile quando sarà tranquillizzato sta situazione”. Tantissime volte mi sono chiesta cosa potesse pensare, che sentimenti potesse avere e come questi avrebbero influenzato il suo futuro, dopo un anno e mezzo di lontananza dai suoi, dal suo Paese, dai suoi amici, trovandosi in un'Italia che lo ha certamente accolto, ma in un momento in cui molto, politicamente, stava cambiando in termini di “agevolazioni”. E poi trovarsi così d’improvviso recluso, senza lavoro, non potendo neanche usufruire del pranzo e/o della cena (lavora in un ristorante/pizzeria), con i suoi che hanno perso il lavoro e che non lo possono aiutare. A me sembra che la sua forza d’animo batta le sue paure, che, in diversa misura e tipologia, ci sono per tutti. Non ci siamo ovviamente più visti in questo periodo, ma sono certa che ci siamo pensati quasi quotidianamente e il fatto di sapere che in qualsiasi momento di difficoltà lui abbia potuto prendere il cellulare e scrivermi è una delle poche cose belle, bellissime, che mi porterò nel cuore in questo inimmaginabile."

Alberta, tutrice volontaria e mentore

* foto di Arik Emrecan disponibile su https://unsplash.com/@emrecan_arik

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